
Nel panorama del rap italiano contemporaneo, spesso dominato da suoni immediati e da un’estetica costruita per il consumo rapido, il ritorno di Axos con Mitridate 2 rappresenta qualcosa di profondamente diverso, quasi in controtendenza. Non si tratta semplicemente di un nuovo progetto discografico, ma di un’immersione profonda in un universo interiore complesso, stratificato e inquieto.
L’album si presenta fin da subito come un’opera densa e lontana dalle logiche commerciali. Il titolo stesso richiama il concetto di mitridatismo, ovvero l’abitudine progressiva al veleno per svilupparne l’immunità. Questa immagine diventa la chiave di lettura dell’intero disco: Axos sembra suggerire che anche l’essere umano, esposto continuamente al dolore e alla disillusione, finisca per adattarsi, sviluppando una resistenza emotiva che non coincide con la guarigione, bensì con una convivenza consapevole con il disagio.

Dal punto di vista della scrittura, Axos conferma una cifra stilistica estremamente personale. I suoi testi non sono mai lineari o immediati; al contrario, si sviluppano attraverso immagini evocative, frammenti di pensiero e riferimenti impliciti che richiedono attenzione. Le parole non offrono risposte, ma aprono domande, trasformando il rap in una forma di espressione quasi letteraria.
Anche le sonorità contribuiscono in modo decisivo a definire l’identità del disco. Le produzioni si muovono su tonalità scure e minimali, con sintetizzatori freddi e atmosfere rarefatte. Non esistono veri singoli o momenti pensati per emergere: tutto è costruito come un flusso continuo e coerente, che dà vita a un viaggio sonoro notturno, intimo e quasi claustrofobico.

Le collaborazioni si inseriscono con discrezione, senza alterare l’equilibrio generale. Gli artisti coinvolti contribuiscono senza sovrastare, mantenendo intatta la centralità espressiva di Axos e rafforzando la coesione del progetto.
Nonostante i numerosi punti di forza, Mitridate 2 resta un disco impegnativo e poco immediato, soprattutto per chi cerca leggerezza o ritornelli memorabili. L’atmosfera costantemente cupa e la mancanza di aperture rendono l’ascolto esigente ma profondamente immersivo.
Credit by: @mentalillnessmuzik

