Peppe dal ‘94 – Vecchio stampo

Il secondo capitolo della saga, un Mixtape che ha qualcosa da dire

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Con Vecchio stampo, Peppe dal ‘94 firma un progetto che si muove in netta controtendenza rispetto a molte dinamiche attuali del rap italiano. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: niente nostalgia sterile, ma la rivendicazione di un approccio diretto, ruvido e poco incline ai compromessi.

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Il mixtape si presenta come un lavoro fortemente identitario. Per coglierne appieno il senso e le radici, è consigliato andare ad ascoltare anche il primo mixtape, con cui Vecchio stampo condivide visione e attitudine. Fin dai primi brani, Peppe prende le distanze da una scena percepita come effimera e autoreferenziale, mettendo al centro l’urgenza espressiva più che l’estetica o la strategia. Il rap diventa uno strumento di sfogo e di affermazione personale, non un mezzo per inseguire consenso o posizionamento.

Accanto ai momenti più aggressivi e polemici, il disco trova spazio per una dimensione più intima e riflessiva. In brani come Lettere su lettere, la scrittura si fa confessionale: emergono il rapporto con la famiglia, le proprie scelte di vita, i dubbi e le contraddizioni. Qui la musica viene raccontata come un’ancora, qualcosa che permette di restare fedeli a sé stessi in un contesto percepito come instabile.

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La componente sociale e politica si manifesta invece in pezzi dal taglio più corale e caotico, come Pillole di veleno, dove il racconto si allarga al disagio contemporaneo: precarietà lavorativa, disillusione ideologica, gentrificazione, conflitti globali. Il tono è volutamente frammentato e carico di tensione, a rispecchiare un presente confuso e spesso soffocante. Non c’è la ricerca di soluzioni o messaggi rassicuranti, ma la volontà di restituire un sentimento diffuso di inquietudine.

Un elemento centrale di Vecchio stampo è la presenza di numerose collaborazioni. I featuring sono parte integrante della narrazione dell’album e contribuiscono ad ampliarne il respiro. Ogni ospite porta con sé una prospettiva diversa, rafforzando il carattere corale del progetto e sottolineando l’idea di una scena vissuta come confronto, scambio e condivisione, più che come competizione.

Le collaborazioni si inseriscono in modo organico nel tessuto sonoro e tematico del disco, senza snaturarne l’identità. Al contrario, evidenziano la capacità di Peppe dal ‘94 di dialogare con voci differenti mantenendo saldo il proprio punto di vista. Ne emerge un album compatto ma sfaccettato, che alterna momenti individuali a passaggi più collettivi, senza perdere coerenza.

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Dal punto di vista stilistico, Vecchio stampo privilegia testi densi, flussi serrati e un linguaggio diretto, a tratti spigoloso. La metrica e la forma seguono l’urgenza del contenuto, più che regole prestabilite. È coerente con l’impianto del progetto, che punta sull’autenticità piuttosto che sulla rifinitura.

Le produzioni meritano un riconoscimento particolare: i beat sono sapientemente calibrati per esaltare la voce e il flow di Peppe dal ‘94, alternando momenti crudi e minimalisti a arrangiamenti più ricchi e stratificati. Ogni traccia ha un carattere distintivo, che sostiene e amplifica le emozioni dei testi. La scelta dei suoni riflette la filosofia del disco: diretta, intensa e autentica, senza fronzoli, ma con grande cura nella resa complessiva e nell’atmosfera.

Nel complesso, Vecchio stampo è un disco che non cerca di piacere a tutti. È un lavoro sincero, a tratti duro, che mette al centro la voce e la visione del suo autore. Peppe dal ‘94 propone un rap che guarda più alla sostanza che all’immagine, riaffermando un’idea di musica come necessità espressiva e non come semplice prodotto.

Credit by: @mentalillnessmuzik